📚 15 | La ricetta per leggere tanto
No, scherzo, non ce l'ho.
Ciao,
io sono agnese e questa è Matilda, una newsletter in cui parliamo principalmente di libri ma poi ci finiscono sempre dentro tante altre cose. La puoi leggere oppure ascoltare:
Questa puntata prende in prestito una domanda fastidiosetta, che a me e a tante lettrici viene posta troppo spesso: «Ma come fai a leggere così tanto?»
La risposta breve è che leggo così tanto perché scelgo di dedicare il mio tempo alla lettura. La risposta più lunghina ma ancora incompleta è invece questa.
Sono cresciuta in una famiglia che mi ha trasmesso l’educazione alla lettura. Ho ricordi di: genitori che mi leggono storie prima di andare a dormire (Cion Cion Blu 🧡), andare in biblioteca il venerdì sera, vedere i miei genitori che leggono. Mio fratello e mia sorella non leggono però così tanto; quindi questo non basta.
C’è poi da dire che dormo molto poco. E aggiungo che scambierei volentieri meno libri letti con ore di sonno in più. Ma ahimè la vita va così.
Aggiungiamo poi che sono andata via da casa più di dieci anni fa, sballottata da sponda a sponda. Quando ti trovi in città o in paesi nuovi e non conosci nessuna, i libri sono lì per te. Tutto questo mi ha fatto crescere e conoscere tanto di me stessa, mi ha fatto superare certi limiti e trovare il mio modo di stare al mondo.
Nel mio modo di stare al mondo, c’è anche di starci sola e a volte triste. A volte ne ho sofferto, altre volte - della solitudine, in particolare - ne sono stata orgogliosa. E quando solitudine e tristezza si fanno sentire di più, bhe, i libri c’erano sempre. E questi mesi stanno andando forse un po’ così, mi trovo meglio con i libri.
Leggere per me è un piacere e una passione e, proprio per questo, trovo il tempo per farlo. Ho parlato del tempo che dedichiamo ai nostri hobby con Fabio, poi con Alessandro e infine anche con Francesco. Il riassunto è che è bello avere una passione e che non dobbiamo giudicare le altre per come scelgono di occupare il loro tempo (anche quando troviamo i loro hobby disgustosi ihihih). L’importante è che poi della tua passione, tu ci faccia una newsletter!
Doverosa segnalazione e un abbraccio a Valentina, che vince la seconda citazione di fila nell’introduzione di Matilda! 🏆
Anche per scrivere e registrare Matilda trovo ogni mese del tempo. E lo faccio perché mi piace e perché mi va. Mannaggia, potevo invece allenarmi! Quindi, cominciamo.
3 libri letti dell’ultimo mese
di Julie Otsuka
Bollati Boringhieri 2022, traduzione dall’inglese di Silvia Pareschi
Preso per recensirlo
in copertina: illustrazione di Anne Costello [4 ⭐]
Ho come sempre cominciato un libro senza sapere di che cosa avrebbe parlato per poi rimanerne piacevolmente sorpresa? Siii!
Il libro inizia in una piscina pubblica. Colpisce subito lo stile con cui è scritto: procede per paragrafi indipendenti l’uno dall’altro, ognuno con la sua piccola storia e che si richiama con gli altri per i personaggi. E, più si va avanti, più lo stile cambia, con sempre più ripetizioni.
🏊♂️ «Rilassati, ci dicono. Salta un giorno, salta due giorni. Fai sessantasette vasche invece di sessantotto. O vogliamo passare il resto della vita a sguazzare dentro un’enorme scatola di cemento?
La risposta, naturalmente, è sì. Perché per noi nuotare è più di un passatempo, è la nostra passione, la nostra consolazione, la nostra dipendenza preferita, il momento che aspettiamo più di qualunque altro. È l’unica cosa che mi fa davvero sentire viva» 🏊♂️
Un giorno, nella comunità che frequenta la piscina si insinua una crepa. Letteralmente, è spuntata nella corsia quattro. «Forse la crepa è solo una crepa, niente di più, niente di meno. Un pochino di stucco potrebbe risolvere tutto». Cosa succede con la crepa non te lo dico, devi scoprirlo da sola.
Ma a questo punto, con un passaggio meraviglioso, arriviamo al vero tema del libro: non è tanto la crepa della piscina, ma sono le crepe di Alice che sta iniziando a perdere la memoria. Alice è la madre di Julie Otsuka, che ha voluto dedicare a lei e alla sua malattia questo romanzo.
E a questo punto, arrivano anche le ripetizioni di cui ti parlavo prima. Lo stile si fa più incessante. Non so se hai mai conosciuto qualcuna con una demenza ma Julie Otsuka colpisce proprio nel segno con le descrizioni di cosa Alice si ricorda e non ricorda e del suo provare a comprendere come funziona questa selezione della memoria.
E poi arriva il giorno. «Anche se lei è una persona speciale, il suo non è un caso speciale. Al Bellavista ci sono altre ottantasette persone con la sua stessa malattia, e più di cinque milioni nel mondo». E, con immensa bravura, lo stile cambia ancora: è freddissimo, secco, tagliente. Fa una descrizione perfetta di che cos’è e come funziona un’istituzione totale.
🦥 «In linea di massima, tuttavia, può aspettarsi di trascorrere più o meno il trentadue per cento della giornata a non fare niente, il trentasei per cento della giornata a non fare quasi niente, e il resto del suo tempo libero in attività di gruppo presiedute da moderatrici» 🦥
Anche qua, come va a finire non te lo posso dire. Il libro è dolce, intimo e veramente carino. L’ho letto in un pomeriggio al mare, non ci si riesce a staccare. Lo metto già nella top ten dei libri dell’anno.
Piccola nota: ogni anno, in una città sempre diversa, si tiene l’Alzheimerfest. Sono giorni di appuntamenti, presentazioni, dibattiti, incontri, musica e festa. È impossibile descrivere cosa accade, pensa che un anno c’è stato pure il circo! E è tutto pensato a misura di persone con Alzheimer (e, soprattutto, per le loro famigliari).
Romanzi correlati:
Rughe, di Paco Roca [Tunué 2007] - ne è stato tratto anche un film di animazione. Prepara i fazzoletti
Bye Bye vitamine!, di Rachel Khong [NN 2017]
Sindrome Italia, di Tiziana Francesca Vaccaro e Elena Mistrello [Beccogiallo 2021]
di Benedetta Tobagi
Einaudi 2022
regalo di compleanno dei genitori
in copertina: fotografia di Keystone/Getty Images scattata il 9 dicembre del ‘44 a Pistoia [3 ⭐]
Se ti chiedo della Resistenza, quante donne partigiane mi sai nominare?
Cominciamo allora dalla fine del libro perché sono state tante le donne che hanno combattuto ma sono state dimenticate. «Per decenni, migliaia di donne che avevano preso parte nei modi più vari alla Resistenza stanno zitte perché pensano di non avere proprio nulla da dire, di essere state irrilevanti».
Ecco perché leggere questo libro: per riscoprire tantissime storie e vite, perché è necessario ricordarsi che cosa hanno fatto migliaia di donne che hanno partecipato alla Resistenza anche se di loro non si sente mai parlare. Benedetta Tobagi le recupera, dai testi, dalle fotografie, dalle interviste e - nel nome della sorellanza - dal lavoro di altre storiche.
Anche in questo caso, lo stile mi è piaciuto molto: l’autrice si inserisce nel libro, c’è proprio l’io che parla e ti racconta di cosa ha provato davanti a documenti e storie. La parte testuale si intreccia con le fotografie, che non sono lì come un apparato o un allegato ma fanno proprio parte del testo. Tobagi te le mostra e poi te le racconta.
Si scopre così come queste donne avessero trovato nella lotta partigiana un momento di liberazione dai loro ruoli, dalle aspettative della società: portavano i pantaloni, scoprivano il sesso e soprattutto la sorellanza, avevano nitroglicerina nascosta nel reggiseno e bombe nella borsetta, non avevano paura di sparare. Nella lotta avevano scoperto che potevano essere coraggiose, spavalde, libere.
Per fortuna c’è stata la Liberazione, ma le donne sono state subito escluse dalle sfilate e poi dalla memoria. Il problema delle donne che fanno politica lo continuiamo a scontare. E sono qua per ricordarti che la resistenza è stata donna, ma anche nera e pure rom e sinti. Ricordiamocelo. Sempre. Perché ho visto troppe volte l’antifascismo escludere donne e persone razzializzate, quando invece dovrebbe battersi per includere più persone possibili.
🌹 «Lea, come Dilva, nell’ora decisiva sceglie la Resistenza perché ha imparato, sin da bambina, di meritare qualcosa di più e di meglio di ciò che vogliono farle credere la società, la chiesa, i datori di lavoro. Hanno assorbito dallo sguardo amorevole e combattivo delle proprie mamme la consapevolezza di essere brave, preziose, importanti. Sanno, perché gliel’hanno fatto sentire sulla pelle, come una carezza al momento giusto, che un altro mondo e un’altra vita sono possibili, anche per donne povere e senza istruzione come loro. E vale la pena impegnarsi, per questo» 🌹
Abbiamo in Italia una fantastica letteratura partigiana e, pensavo, non l’ho mai studiata, né al liceo né all’università. L’ho scoperta da sola e è un vero peccato perché ci sono davvero dei capolavori, scritti anche da donne - cosa non da poco. L’Agnese va a morire di Renata Viganò è ovviamente in cima a questa classifica. Grazie a Benedetta Tobagi, andrò ora a cercarmi Diario partigiano di Ada Gobetti.
Tre fotografie correlate:



1. «C’è una foto bellissima, in cui sembra di sentirle ridere sotto i baffi, le donne resistenti, facendosi beffe di chi le giudica o le vuole ingabbiare, di nuovo, in qualche stereotipo, oppure in racconti troppo schematici. Varda che roba, sembrano dire, beccatevi questo: mitra e mattarello. Siamo tutto insieme e anche di più» - questa me la stampo e l’appendo in cucina.
2. «È Maddalena Cerasuolo, detta Lenuccia ‘a Sanità, dal rione dove viveva, operaia di ventitré anni, l’eroina dell’insurrezione napoletana. […] anche se impugna una pistola, non riesce a risultare minacciosa. Eppure, con suo padre, fu una delle protagoniste degli scontri armati al quartiere Materdei e soprattutto dell’eroica difesa del Ponte della Sanità»
3. La donna in piedi: «Si chiama Aurora Varignana, nome di battaglia Leila. Nella vita civile era una modista, l’avreste mai detto? Come la maggior parte delle compagne, ha solo la licenza elementare; partigiana dal 15 maggio 1944, è stata in carcere e sul campo s’è distinta per la sua freddezza in combattimento»
Extra bold. Una guida femminista, inclusiva, antirazzista, non binaria per graphic designer
a cura di Ellen Lupton, Farah Kafei, Jennifer Tobias, Josh A. Halstead, Kaleena Sales, Leslie Xia, Valentina Vergara
Quinto Quarto 2022, traduzione di Isabella Borrelli
regalo di Giulia 💘
in copertina: non lo so [4 ⭐]
🎨 «I creativi hanno il potere di plasmare il mondo in cui viviamo» 🎨
Subito una nota: mi sento di consigliare il libro non solo alle persone che si occupano di grafica, ma a tutte quelle che svolgono lavori di comunicazione e lavori creativi. Progettare in modo inclusivo è un esercizio faticoso, ma prima si incomincia a farlo e prima sconfiggeremo le discriminazioni. Non sarebbe più bello il mondo se riuscissimo tutte a viverci?
Il libro è una raccolta di mini saggi, alcuni testuali, alcuni accompagnati da illustrazioni, altri proprio disegnati e pure alcuni in formato diagramma. L’idea è di presentare biografie e progetti che ti fanno riflettere sul concetto di inclusione, di accessibilità, di giustizia sociale. Il tutto accompagnato anche da un po’ di teoria ma pure suggerimenti pratici.
Un progetto bellissimo che ho scoperto è l’Anti-Stairs Club, dell’artista e designer Shannon Finnengan. Nel 2019 il Vessel di NY aveva inaugurato un’installazione fatta da 154 scalini, accompagnata da un comodo ascensore per tutte quelle persone impossibilitate a fare le scale (divago un attimo ma mi è appena tornato in mente Istruzioni per salire le scale di Cortàzar). È un problema creare con l’arte dei luoghi inaccessibili, condividiamo vero?
L’Anti-Stairs Club si è trovato nella hall, dove c’erano cuscini e snack, un giornale creato appositamente per l’occasione e per partecipare bisognava firmare una dichiarazione: «Finché vivrò, non salirò un solo gradino del Vessel». Si parte da un’architettura che discrimina (hey, architette che leggete, basta progettare scale irresistibili) e si crea un incontro e una comunità. E, come dice in un’intervista Sabrina Hall: «Un prodotto progettato per la disabilità è un prodotto migliore per tutti».
Probabilmente se ci incontreremo nel prossimo periodo, ti parlerò di perché abbiamo deciso che la carta dei libri dev’essere (pure lei) così bianca.
Sulla pagina web dell’editore (che, ti ricordo, basta cliccare sul titolo del libro, più su) ci sono un po’ di immagini che ti mostrano com’è all’interno: la composizione è davvero fantastica.
E infine, che bellezza leggere un testo realmente inclusivo, dalla declinazione dei plurali all’uso di sedia a ruote. Sono molto d’accordo con la traduttrice che, nella sua nota, scrive: «Si è deciso di censurare tutti gli slur, anche presenti in citazioni, perché alcune parole non trovino più spazio nei libri».
Newsletter che si occupano di comunicazione inclusiva correlate:
I miei dati di lettura, disegnati malino
Altri consigli (non proprio) veloci
Ho riletto Lezioni americane e mamma mia. Poi ho letto La confezionista e sinceramente non l’ho capito. Le cattive me lo aspettavo meglio. Il libro della luna è proprio carino.
Sempre per parlare di resistenza, ho guardato Transatlantic, bellino. E se hai voglia di un po’ di girl gangaggine: Rise of the Pink Ladies e, su consiglio di Tiziana, Ragazze vincenti.
Articoli meritevoli: C’è una libreria a 1350 metri di altitudine e dentro accadono cose così belle che vorrai subito andarci. Il più bel calendario del mondo. Anche nell’età del bronzo assumevano sostanze, ma meno assurdo della storia delle allucinazioni dell’isola di Alicudi (podcast).
SCOPRO ORA THE PUDDING E IMPROVVISAMENTE HO UNA DIPENDENZA DAI LORO ARTICOLI.
È nata secchiate, una newsletter dedicata alla vita notturna, e sono molto curiosa di leggere le prossime puntate!
Spazio health: avrai forse letto che l’Aifa ha dato il via libera per la pillola contraccettiva e la Prep gratuita. Con il mio solito pessimismo dico: stiamo a vedere. Inoltre, Annita Pappacena e io ti chiediamo quando hai fatto l'ultimo pap-test. Evviva i programmi di screening, la prevenzione, le diagnosi precoci e la sanità pubblica.
Cose fatte questo mese
Ho intervistato David LaChapelle e ero tutta elettrizzata.
Poi è capitata una seconda intervista di persona e ho letteralmente saltellato per almeno ventiquattro ore.
Ho letto tanto per cui ho scritto tante recensioni: un’altra di Nuoto Libero, poi Il saluto sbagliato, poi Quasi niente sbagliato e Educare controvento.
Ho ascoltato tantissima musica. King Krule con la sua voce pazzesca ha pubblicato una nuova canzone: Seaforth. La mia sua preferita è Border Line ma Easy Easy andrebbe ascoltata ogni giorno. Pure Jain, artista del mio cuore, ha pubblicato un nuovo album, molto diverso dal precedente ma sempre bello bello. E tu? Cosa ascolti? e quando ascolti, come ascolti?
Cose che farò i prossimi giorni: se sei in zona Trieste, ti aspetto al festival Scienza e Virgola. Se passi e se ti va, vieni a presentarti! (: E subito dopo, scappo a Vienna 👋
Sottofondo mentre scrivevo: non sono ancora uscita dal tunnel dell’hh francese
Promemoria
Ti ricordo che se vuoi bene ai libri e hai a cuore l’industria editoriale, non ordinare i libri su Amazon. Ci sono le biblioteche, le librerie (meglio se non di catena), gli scaffali delle librerie delle amiche e ci sono servizi come Bookdealer che riunisce tante librerie indipendenti. Prendiamoci cura dell’industria editoriale.
Per finire
Se hai commenti e suggerimenti, scrivimi pure. Ti leggo!
E se ti è piaciuta, condividi Matilda con chi vuoi!
Ci vediamo tra un mese e buone letture! 📚💌💘











La mia opinione
Leggi perché vuoi leggere
É come la dieta, la fai perché la vuoi fare.
Sembrano frasi molto semplici e stupide ma non lo sono
C’é , secondo me, una correlazione.
Poi condivido tutto quello che hai scritto e ti aggiungo che se hai la fortuna d’incontrare una libraia come ho incontrato io a Modena, dedicata alle letture per i giovani, praticamente un pifferaio magico, che ammaliava con racconti e alla fine suggeriva i libri da leggere, hai molte più possibilità che il tuo ragazzo legga tantissimo. Alessandro, in questa libreria gliel’ho portato tante volte, ora è un lettore pazzesco.
Con Arianna sono stata pigra, lei legge molto meno.
(Proverò con Calvino 😅)
Sono ancora indecisa se adorarti di più per il sottotitolo di questo numero di Matilda o per la citazione dEr Piotta ....